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Diario
1 giugno 2006
La festa del 2 Giugno non è dei pacifisti

Domani ricorre la festa della Repubblica, un momento di 60 anni fa nel quale il nostro paese ha scelto la democrazia al posto della monarchia. Si svolgerà la consueta parata militare ai Fori Imperiali a Roma e sarà una festa bellissima, fatta di colori, uniformi, pennacchi, trombe bersagliere, scintillanti mezzi corazzati e penne alpine. Una gioia per adulti e bambini i quali, per lo più, non sentiranno in questo avvenimento alcun segno politico ma solo un momento di unione e di condivisione dei valori di libertà. Già perché spesso proprio le forze armate di un paese difendono la libertà del suo popolo e quindi il fatto che la parata ruoti intorno ad esse ha un forte valore simbolico. Per la prima volta dalla fine della guerra siederà nel palco d’onore, tra personalità e militari, Fausto Bertinotti, un comunista. Lo farà perché “costretto” dal suo ruolo istituzionale: se non lo avesse avrebbe partecipato invece alla contromanifestazione organizzata dal suo partito, dissenziente in fatto di principio per l’esclusiva accordata alle forze militari. Tale Alfio Nicotra, parlamentare del partito di Bertinotti e responsabile del settore “Pace” – dipartimento che nei partiti che non si rifanno alla tradizione bolscevica e fintopacifista si chiama “difesa” – ci racconta che il suo ruolo è anche quello di rappresentare le forze armate che svolgono una «difesa popolare all’interno di una politica non violenta». Insomma spara proiettili di gomma. Si chiede il motivo per il quale si debba permettere una parata militare alla celebrazione di una festa che ricorda un «episodio democratico della società civile» facendo implicitamente supporre che l’esercito non rappresenti alcunché di democratico. Si ispira - udite udite - alla festa americana del 4 luglio nella quale nella parata non si vedono armi e divise ma solo gente festante e dove le famiglie si riuniscono per il week end. Mentre da noi sono tutti tristi. Vede nella nostra celebrazione un modello ottocentesco che intende la patria con le armi. Nonostante la discendenza delle nostre forze armate moderne anche da quelle della resistenza, dice che le parate erano esaltate da Benito Mussolini quindi i militari che sfileranno domani sono considerati vagamente fascisti mentre noi dovremmo dare un segno netto di discontinuità a questo avvenimento. Sostiene che il suo partito ha sempre contestato la parata e chiede che la festa torni al popolo con i militari in libera uscita, tutti. Noi ci permettiamo di lasciare i militari là dove sono. Per la gioia di tutti o quasi. Della festa democratica del popolo per questa volta facciamo volentieri a meno ma non per una minore vocazione patriottica ma perché già vediamo le strade riempirsi del popolo delle sinistre, con le sue bandiere rosse, le falci ed i martelli che di democratico ci ricordano al massimo le colonie estive siberiane. Ci emozioniamo per gli Stati Uniti ma non se durante le manifestazioni cosiddette democratiche la loro bandiera viene bruciata. E preferiamo in un giorno di così forti emozioni avere in circolazione molti militari veri che tanti pacifisti finti e violenti. Perché, visti questi deliri, non si sa mai.
| inviato da il 1/6/2006 alle 21:52 | |
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